venerdì 13 ottobre 2023

 

                        HEF, ZIP o Panther Piss?

Questa è un'altra storia che sembra totalmente inventata ma....non sono così sicuro che lo sia realmente.

                                                       di Roberto Raffaelli




L'enorme boato scosse le misere baracche abbarbicate alla base di un ripido dirupo alcune centinaia di metri sotto la cima della montagna. L'eco dello scoppio si rifranse e ritornò su se stesso per alcuni secondi percorrendo i ripidi pendii nel buio impenetrabile della notte. Dalle fatiscenti costruzioni sbucarono una dozzina di sagome assonnate ed impaurite che guardarono esterrefatte un enorme chiarore appena oltre il confine del villaggio. La luce arancione e tremolante di un esteso incendio, i crepitii di cose divorate dalle fiamme, gli scoppi in sequenza che squarciavano di tanto in tanto il silenzio della notte, fecero capire a quelle sagome quasi pietrificate dalla sorpresa che qualcosa di estremamente grave era successo. Corsero tutti. Come obbedendo ad un ordine. Quasi all'unisono, col cuore in gola e col fiato corto. Le fiamme divampavano violente su un'area molto vasta. Qualcosa di molto grande e pesante si era disintegrato colpendo la montagna con la violenza di una bomba. Migliaia di frammenti erano sparsi attorno ad una struttura metallica a forma di manta alta circa 12 metri , era appoggiata al suolo in verticale ma inclinata con uno strano angolo. Il calore era terribile. I pochi e stralunati testimoni dovettero rimanere per lunghe ore a distanza di sicurezza. Solo il giorno successivo i più temerari osarono avventurarsi nell'area dove per ore erano divampate le fiamme. Il suolo, coperto da una patina nera simile a fuliggine era ancora caldo. Si avvicinarono alla grande forma verticale notando che da un lato era stata completamente squarciata dalla violenta esplosione, sembrava fatta di un metallo grigio opaco, ma era ancora troppo calda per essere toccata. Tutti pensarono che il relitto fosse ciò che rimaneva di un aereo dell'Air Force perciò si misero in attesa degli elicotteri e dei mezzi di soccorso terrestri, ma col passare delle ore si resero conto che non era scattata nessuna operazione di recupero, quindi decisero di mandare uno di loro ad avvertire le autorità nel centro abitato più vicino. Percorrendo con uno scassatissimo van più di cinquanta miglia verso valle su mulattiere impervie e pericolose ritornò dopo molte ore, accompagnato da un membro della Polizia di Stato locale e si trovò di fronte ad uno spettacolo terribile: tutti gli abitanti del villaggio erano morti, apparentemente per avere inalato qualche tipo di sostanza altamente tossica. Solo allora un contingente militare allertato con urgenza si recò sul posto per fare sparire ogni traccia di questa assurda quanto terribile vicenda. Così Ellison, la minuscola città fantasma, scomparve dalla faccia della terra per entrare direttamente nel novero delle leggende fortiane. Questa storia ha una data: il 26 maggio 1964. Nell'immaginario collettivo dei rarissimi abitanti di una delle zone più brulle e impervie del Nevada, il distretto agricolo-minerario nei pressi di Preston, la vecchia città fantasma di Ellison Mine, situata in un luogo imprecisato tra i monti a sud del North Schell Peak e a nord-ovest del Mount Grafton, è diventata un “non luogo”, Ma il piccolo villaggio minerario abbandonato con ogni probabilità a metà degli anni '60, ad un certo punto è entrato nel mondo delle favole ufologiche a causa della storia estremamente suggestiva descritta sopra. Normalmente storie di questo genere vengono sempre relegate all'ambito del folklore ufologico ed anche in questo caso si è ripetuto il solito copione: le frange estreme dell'ufologia USA si sono impadronite della storia e l'hanno utilizzata per supportare le loro strampalate tesi. Noi, invece, faremo un percorso diverso.

                                                              HEF, ZIP o.....



Gli studi dell'U.S. Navy sui carburanti ad alta energia iniziarono a metà degli anni '40 nel quadro delle ricerche riguardanti il Progetto Hermes, quello che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere il razzo da contrapporre alle V-2 naziste che in quel momento imperversavano in Europa, ricerche che, una volta dismesso il Progetto Hermes, si materializzarono nel 1952 nel Progetto Zip che individuò nei derivati del Boro - i cosiddetti “borani”- la famiglia di composti chimici più promettenti. Nei primi anni '50 anche l'USAF maturò l'esigenza di disporre di un carburante per motori a getto con caratteristiche energetiche superiori al classico JP-4, in particolare per alimentare i propulsori dei bombardieri super veloci che erano in progettazione in quel periodo. Così nel 1955 , constatato l'elevatissimo costo delle ricerche, l'US Navy e l'USAF unirono le loro risorse per realizzare il Progetto HEF (High Energy Fuels). Negli anni successivi vennero coinvolte altre istituzioni come il NACA e la RAND Corp. oltre ad alcune università che operarono sotto la sigla “SECRET”, anche se di segreto c'era solo un certo numero di filoni di ricerca perchè nella realtà del Progetto HEF parlavano continuamente tutti i media, specializzati e non. Le ricerche proseguirono fino al 1964 quando le strategie di attacco nucleare basate sugli ICBM (InterContinental Ballistic Missile) resero i bombardieri atomici, capaci di attaccare il nemico a velocità tre volte superiori a quella del suono, un'arma obsoleta ancor prima di essere prodotta. Di conseguenza il Progetto HEF venne immediatamente cancellato.

                                                             ...Panther Piss?



Il più sofisticato velivolo che solcava i cieli terrestri nel 1964 era il Lockheed SR-71A Blackbird, il più famoso aereo spia nella storia dell'aviazione. L'SR-71 era un velivolo tecnologicamente avanzatissimo che impiegava materiali esclusivi come il titanio e sfruttava le tecnologie inventate appositamente per costruirlo. Anche i due propulsori che lo spingevano ad oltre Mach 3 erano concettualmente e strutturalmente nuovi; in pratica funzionavano come normali turboreattori fino ad una certa quota poi si trasformavano in ram-jet per sostenere il regime trisonico continuo a quote attorno ai 24000 metri. A causa dell'estremo calore provocato dall'attrito con l'aria la struttura dell'SR-71 era messa a dura prova e il carburante contenuto nei suoi serbatoi se non fosse stato pure lui decisamente speciale si sarebbe immediatamente incendiato. Proprio per questo motivo l'USAF chiese alla Shell di studiare un carburante specifico capace di resistere a questa condizione estrema. L'industria petrolifera americana produsse il JP-7, uno specialissimo carburante composto principalmente da idrocarburi con percentuali di alcani, cicloalcani,, alchibenzeni, indani, tetralina e naftalene, con fluorocarburi aggiunti per migliorare le capacità lubrificanti, più un agente ossidante per aumentare il grado di accensione. Considerata l'alta viscosità del JP-7, per l'accensione a freddo era utilizzato un derivato del Boro: il Trietilborano, (TEB) contenuto in due piccole bombole, una per ciascun propulsore, pressurizzate ad azoto. Successivamente al JP-7 venne aggiunto un ulteriore additivo, rimasto segreto per molti anni anche dopo la radiazione del velivolo dall'attività di volo. L'A-50 meglio conosciuto dagli addetti ai lavori col nickname “Panther Piss” era un compound a base di Cesio che aveva lo scopo di ionizzare i gas di scarico dei due turbo-autoreattori  Pratt & Whitney J58 nelle fasi di volo a massima potenza. Iniettato nel post-bruciatore aveva il compito di abbassare la gradazione dei gas stessi e al contempo creare una schermatura magnetica nel settore posteriore del velivolo trasformandosi in plasma. Questo avrebbe disturbato fortemente i rilevamenti, sia radar che infrarossi nemici, nella fase più critica, cioè quando l'SR-71 era più vulnerabile, in uscita dal teatro operativo.

                                                              Ellison Crash



Ma torniamo alla nostra storia. Ellison Mine, il luogo dove è ambientata la tragica vicenda con la quale ho aperto questo post è localizzata nei pressi di Preston, Nevada., 200 km NNE del Groom Lake, un settore altrimenti noto come "Area 51" e a SW di Ely, Nevada. La storia di questa remota zona inizia nel 1872 con la costruzione di una stazione di arrivo per diligenze da parte di un certo capitano A.D. Rock. Nel 1865 il White Pine Mining District, con la città di Hamilton come centro principale, diventò una zona mineraria frequentata da pochi cercatori, ma nel 1867 vennero scoperti dei giacimenti d'argento e a quel punto partì la corsa all'accaparramento delle concessioni. Nel 1873 era stato estratto argento per un valore di 8 milioni di dollari dell'epoca. Purtroppo la cosa durò poco, infatti da quel momento la produzione cominciò a rallentare, per esaurirsi in pochi anni. Nello stesso 1873 un incendio di grandissime proporzioni incenerì una buona parte della città di Hamilton, tragedia dalla quale il luogo non si riprese mai completamente perdendo rapidamente di importanza fino a quasi scomparire. Un altro vasto incendio innescato da un cercatore devastò il distretto nel 1904 bruciando una vasta porzione delle foreste locali. Attualmente nel distretto è attiva una miniera per l'estrazione dell'oro. Chiunque si interessi di cose aeronautiche sa che il settore interessato al presunto incidente di Ellison era ed è uno dei "gate" di ingresso (ELY) per i velivoli che operano da e per l'Area 51. Nel 1964 erano in corso i collaudi dell'SR-71, la versione definitiva del Blackbird in uso nei reparti dell'USAF, derivato dall'A-12 Cygnus, utilizzato solo dalla C.I.A. e dall'YF-12, un caccia trisonico costruito in pochissimi esemplari. Il racconto descrive, una grande “struttura metallica a forma di manta alta circa 12 metriche ricorda la struttura di una semiala e un troncone di fusoliera di un SR-71 precipitato appena prima dell'atterraggio o subito dopo il decollo dalla lunghissima pista del Groom Lake. L'SR-71 aveva un'apertura alare di quasi 18 metri quindi una semiala era 9 metri se ad essa fosse rimasto attaccato un pezzo di fusoliera di 3-4 metri potremmo dire che dimensionalmente corrisponderebbe abbastanza bene a quanto descritto nella storia che stiamo analizzando.                                                         

Però, c'è un piccolo problema. Scorrendo la lista degli incidenti che hanno avuto nel corso della loro vita operativa le tre versioni della creatura di Kelly Johnson (A-12, YF-12, SR-71)  troviamo che l'unico incidente ufficialmente dichiarato dall'USAF per il 1964 riguarda un A-12 Cygnus che al rientro da un volo di collaudo a Mach 3, a causa di un guasto ai controlli di volo, costrinse Bill Park, jl test pilot della Lockheed, a lanciarsi con successo qualche attimo prima di toccare la pista, l'aereo rimase completamente distrutto. Quindi ufficialmente si può apparentemente escludere un “Blackbird mishap” come causa principle del crash di Ellison. Naturalmente nulla vieta di speculare su un incidente che, per qualche motivo di ordine militare, non è registrato nell'elenco ufficiale dei velivoli precipitati. La base del Groom Lake nel 1964 era già al centro di tutti i collaudi dei cosiddetti “covert program” o “Black Project”, ovvero quei progetti finanziati con “fondi neri” distratti dai finanziamenti ufficiali autorizzati annualmente dal Congresso degli Stati Uniti. Quindi è possibile anche immaginare che oltre ai Blackbirds ci potessero essere contemporaneamente in corso di realizzazione e collaudo uno o più velivoli dotati di tecnologie avanzate, magari addetti ad esplorare altre aree tecnologiche. Sicuramente il congegno precipitato ad Ellison doveva essere di dimensioni ragguardevoli e certamente, se di aereo si fosse trattato, i suoi propulsori funzionavano utilizzando un carburante altamente termogeno.                                   

E qui ritorniamo a parlare dei Zip fuels. Questi carburanti erano allo studio fin dai primi anni '50, ma proprio nel 1964 venne ufficialmente conclusa ogni tipo di ricerca,  ufficiosamente però vennero utilizzati in un certo numero di casi negli anni seguenti, fin quasi ai giorni nostri. Più di tutti venne utilizzato l'HEF 2, il Propilpentaborano iniettato nel postbruciatore per limitare al massimo i depositi solidi residui dovuti alla combustione della sostanza. Il calore di combustione del Pentaborano e 7313 Kcal o 29000 Btu/lb, ovvero 2650 Kcal più dei normali carburanti idrocarburici come il JP4 (Jet Petroleum 4), per questo nel decennio 1955 – 1965 questa classe di carburanti divenne il toccasana per risolvere tutti i problemi riguardanti la spinta dei propulsori per aerei destinati a volare a velocità superiori a Mach 2,5. Ma questi compound chimici erano spesso molto difficili, o decisamente pericolosi, da maneggiare sia per la loro tossicità che per la decisa tendenza di alcuni di loro ad esplodere con estrema facilità. Per essere un po' più precisi, il Pentaborano, per esempio,  si incendia spontaneamente nell’atmosfera e gli incendi sono notevolmente difficili da estinguere, reagisce con l'acqua per formare idrogeno e acido borico e la reazione è talvolta violenta. Inoltre non solo possiede un odore particolarmente ripugnante ma è anche estremamente velenoso.

 Et voilà, improvvisamente ricompaiono gli aspetti più inquietanti della folk story iniziale; l'incendio che dura molte ore mantenendo un alto potere calorico e le esalazioni velenose che uccidono tutto lo sparuto gruppo di residenti locali che si erano incautamente avvicinati al luogo del disastro. Esattamente quello che sarebbe successo a chiunque si fosse avvicinato al luogo dove fosse precipitato un aereo alimentato da carburanti HEF (o Zip) senza indossare le adeguate protezioni.

                                                          CONCLUSIONI

Ogni leggenda contiene una percentuale di verità e noi partendo da una storia che a prima vista può sembrare fantastica abbiamo percorso un sentiero che ci ha portato a scoprire i tratti principali di un'altra storia che ha attraversato segretamente, ma concretamente, un decennio a metà del secolo scorso, lasciando che i suoi semi germogliassero anche nel nuovo millennio: la storia dei Supercarburanti.


















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